Marco Verna, direttore ICE Spagna

intervista di Paola PacificiMarco Verna

Il 95% delle imprese italiane è formato ancora da aziende di piccole dimensioni, dalle quali dipende il futuro del nostro Paese. Il perdurare della crisi le sta mettendo in grossa difficoltà. Il decreto “Destinazione Italia” varato dal Governo italiano contiene un set di interventi per gli investitori dando maggiori certezze sul fisco, sulla giustizia e sull’industria.

Direttore parliamo dei compiti dell’ICE?

L’ICE-Agenzia ha il compito di agevolare, sviluppare e promuovere i rapporti economici e commerciali italiani con l’estero – con particolare attenzione alle esigenze delle piccole e medie imprese, dei loro consorzi e raggruppamenti – e opera al fine di sviluppare l’internazionalizzazione delle imprese italiane nonché la commercializzazione dei beni e servizi italiani nei mercati internazionali. Attraverso la sede di Roma, l’Ufficio di Milano e la rete nel mondo l’Agenzia svolge attività di informazione, assistenza, promozione a imprese e istituzioni, di formazione a imprese e a giovani laureati e promuove la cooperazione nei settori industriale, agricolo e agro-alimentare, della distribuzione e del terziario. L’ICE-Agenzia opera all’estero nell’ambito delle Rappresentanze diplomatiche italiane, in sinergia con le organizzazioni imprenditoriali e gli altri soggetti pubblici e privati interessati, assicurando un supporto coordinato alle imprese e reti nazionali che si impegnano nel processo di internazionalizzazione con l’obiettivo di promuovere l’immagine del prodotto italiano nel mondo. L’ICE tra il 2011 e il 2012 ha subíto un processo di riorganizzazione trasformandosi in una Agenzia snella e più vicina alle esigenze del mondo imprenditoriale. Il ruolo del’ICE-Agenzia, secondo il nuovo contesto normativo, è quello di una moderna Trade Promotion Agency. Gli obiettivi della nuova Agenzia per l’export nel breve termine sono particolarmente ambiziosi: l’export italiano di beni e servizi ammontava nel 2012 a circa 453 miliardi; l’Ice si propone di contribuire ad aumentare questa quota del 30% entro il 2015. L’ICE-Agenzia è inoltre attivamente impegnata nell’attrazione degli investimenti esteri in Italia, che rappresenta infatti una occasione di crescita per il Sistema Paese e di proiezione dell’Italia nel mondo e le opportunità per le imprese italiane all’estero. Il decreto “Destinazione Italia” appena varato dal Governo italiano contiene un set di interventi per offrire agli investitori maggiori certezze sul fisco (con accordi fiscali preventivi per i grandi investitori), sulla giustizia (con l’ampliamento delle competenze del tribunale delle imprese e la definizione di nove fori dedicati alle imprese straniere operanti in Italia), sull’industria (con il credito di imposta sulla ricerca e sviluppo e le agevolazioni per i siti inquinati da bonificare).

Le tipologie delle imprese italiane come sono cambiate nel tempo?

Il 95% delle imprese italiane è formato ancora da aziende di piccole dimensioni, dalle quali dipende il futuro del nostro Paese. Il perdurare della crisi le sta mettendo in grossa difficoltà. Un tessuto imprenditoriale così variegato e così ricco di eccellenze, riconosciute in tutto il mondo, non va disperso, ma piuttosto salvaguardato con interventi tempestivi e mirati a valorizzarne le peculiarità. C’è sicuramente bisogno di maggior concretezza attuativa e soprattutto di misure che sappiano sostenere il Made in Italy, tuttavia è innegabile che molte di queste imprese dispongono di un potenziale inespresso di internazionalizzazione. A tale proposito l’ICE ha appena iniziato un Road show itinerante per l’internazionalizzazione delle imprese; si tratta di un’iniziativa che vede per la prima volta insieme tutti i soggetti – pubblici e privati – del Sistema Italia, impegnati in un’azione congiunta di medio termine su tutto il territorio nazionale. Pianificato dalla Cabina di Regia per l’Italia internazionale, il Road show per l’internazionalizzazione delle imprese è patrocinato dal Ministero degli Affari Esteri ed è promosso e sostenuto dal Ministero dello Sviluppo Economico. All’evento inaugurale di Biella del 27 gennaio e a quello di Bari del 12 febbraio, seguiranno le tappe di Milano, Ancona, Mantova, Reggio Emilia, Perugia, Napoli, Bologna, Roma, Padova, Cagliari, Genova, Monza, Catania, Cremona, Udine, L’Aquila, Reggio Calabria, Potenza. Ciascun evento si aprirà con una sessione plenaria, che vedrà l’intervento di esperti nel settore dell’internazionalizzazione, che illustreranno opportunità e strumenti per accedere ai mercati esteri. Le imprese, in base a un calendario prestabilito, potranno poi incontrare, nel corso della giornata, gli specialisti di settore per la messa a punto di piani di internazionalizzazione. Le prime due sessioni hanno già dato dei risultati tangibili. L’ufficio da me diretto è stato raggiunto da una serie di richieste di studi di approccio al mercato per i settori più disparati. Le motivazioni che stanno dietro alla scelta della Spagna come mercato target, peraltro facilmente intuibili, la dicono lunga su quale sia il grado di internazionalizzazione delle piccole imprese italiane. Il primo approccio è diretto verso i mercati/paesi vicini e maturi, che sono quelli geograficamente e culturalmente vicini all’Italia.

Con la crisi quanto e come aumenta, se aumenta o diminuisce, il vostro lavoro?

Mi fa piacere che lei mi abbia fatto questa domanda, che mi offre lo spunto per una riflessione su quello che considero un paradosso: all’insorgere di una crisi come quella attuale le aziende si aspettano un’assistenza maggiore da parte dello Stato. E invece, in un contesto economico globale di crisi, tutti gli attori pubblici sono costretti ad operare in presenza di risorse scarse. Le difficoltà possono essere riassunte nei problemi legati dalla finanza pubblica, in qualche modo derivanti dai vincoli imposti da Bruxelles. La situazione per alcuni versi appare appunto paradossale se si pensa che paesi come l’Italia e la Spagna, in questa fase congiunturale della loro storia, contraddistinta da una forte contrazione della domanda interna, fanno grande affidamento sull’export. Fortunatamente il governo italiano sembra aver recepito le richieste pervenute in tal senso dal mondo imprenditoriale e la dimostrazione sta nel fatto che nell’ultima legge di stabilità approvata dal Parlamento sono previste dotazioni finanziarie maggiori a favore dell’ICE-Agenzia. È un dato questo da non sottovalutare se si pensa che l’ICE è stata l’unica amministrazione dello Stato ad avere fondi aggiuntivi, a dimostrazione del fatto che il nostro lavoro rappresenta un perno dello sforzo di crescita all’estero del Paese. In questo senso il 2014 si presenta come un anno molto importante per l’ICE che sarà chiamato, attraverso i suoi uffici all’estero, a generare un flusso di attività sempre maggiore a cui si aggiunge una intensificazione dei servizi a maggior valore aggiunto in favore delle aziende italiane.

Il Made in Italy è sempre un “bel biglietto da visita”?

Per rispondere a questa domanda mi permetta di citare un grande giornalista italiano, Indro Montanelli, che in un’intervista dichiarò: “nonostante tutto sono orgoglioso di essere italiano”. Ecco, vede, in un mondo sempre più globalizzato e in una società sempre più veloce, il mio lavoro mi consente di scoprire, ogni giorno, che esistono tanti motivi per essere orgogliosi di essere italiani. Quando mi viene fatta questa domanda rispondo proponendo un gioco: se io le chiedessi cosa le viene in mente pensando all’Italia, con ogni probabilità lei mi direbbe “la cucina”; straordinaria da nord a sud, in ogni regione e provincia con le proprie specificità i suoi piatti tipici e i suoi vini. Ma forse penserebbe anche al “turismo e all’arte”. Lo sa che in Italia è conservato il 70% dei beni artistici e culturali del pianeta? Le mete e le attrazioni turistiche e culturali del nostro paese sono pressoché infinite. Che altro le viene in mente? La moda forse? Italia è sinonimo di moda, di calzature, di tradizioni orafe e artigiane. Potremmo preseguire questo gioco per ore… dimenticando qualcosa, dalla Ferrari, alla nautica passando per i mobili, le ceramiche e l’arredamento in genere. Insomma Italia è sinonimo di bellezza, bontà e qualità e “Made in Italy”, è l’espressione che evoca in tutto il mondo l’idea dei prodotti italiani e che riassume questi 3 aggettivi. Il motivo della fama di questa espressione che nel tempo è diventata un vero e proprio brand, è la qualità che caratterizza le eccellenze artigianali e industriali italiane. Per questo il “Made in Italy” è diventato negli anni uno dei marchi più conosciuti e apprezzati al mondo. E ora torniamo alla sua domanda: il “Made in Italy” è sempre un bel biglietto da visita? Sicuramente si, a condizione di non cullarsi sugli allori, vale a dire rimanere inoperosi, godendo dei successi e delle vittorie del passato. Occorre investire e migliorarsi in continuazione. Per fare questo le aziende possono e devono contare sulla collaborazione dell’ICE. L’ICE rappresenta l’ambasciatore e il testimone del Made in Italy, il passaporto per il mondo per moltissime piccole e medie imprese italiane la cui storia, la cui abilità e le cui straordinarie possibilità non sarebbero conosciute senza il supporto della mia Agenzia.

Cosa serve oggi ad una impresa per entrare sul mercato straniero?

Dimenticando per un attimo la crisi, secondo il mio parere il punto di partenza è sempre il prodotto, con specifico riferimento alla qualità. In un mercato globalizzato e dove qualunque articolo è già presente, l’unico modo per entrare, e a maggior ragione in periodi di crisi, è legato alle caratteristiche dell’offerta. Esse possono dipendere dal prezzo, ma soprattutto dal grado di innovazione e dalla qualità. Recenti studi sociologici hanno dimostrato che la determinazione all’acquisto da parte del consumatore passa attraverso una qualche forma di garanzia, qualità, origine, status, appartenenza e prezzo; il prezzo è la classica garanzia dei prodotti importati e della Grande Distribuzione, status e appartenenza sono le garanzie dei marchi pubblicizzati, qualità ed origine sono le garanzie dei prodotti doc, dop, igt, igp e 100% Made in Italy. Appare sufficientemente chiaro che nessun prodotto può ambire ad avere una prospettiva di distribuzione senza essere portatore almeno di una delle forme di garanzia sopra indicate. Le imprese italiane sembrano aver compreso questi concetti. La crisi le spinge infatti verso maggiori innovazioni, maggiore attenzione al prodotto e alle esigenze del consumatore.

Quali sono i fattori dell’offerta italiana che, secondo Lei, sono più apprezzati all’estero?

Ovviamente non esiste una risposta univoca a questa domanda, considerato che molto dipende dal prodotto a cui facciamo riferimento. Le faccio un esempio: nel settore della moda la qualità dei materiali, il design, l’attenzione ai particolari e l’innovazione sono fattori determinanti del successo dei prodotti Made in Italy. Nel comparto delle calzature, in aggiunta a questi elementi, entrano in gioco la comodità e la vita del prodotto, caratteristiche queste proprie delle calzature italiane. Nel campo dell’alimentazione gioca un ruolo determinante l’affinità culturale tra i due paesi. In questo senso, la Dieta Mediterranea, recentemente riconosciuta come patrimonio immateriale dell’umanità da parte dell’UNESCO, rappresenta un valido esempio. Essa si sostanzia in un insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, includendo le colture, la raccolta, la pesca, la conservazione, la trasformazione, la preparazione e, in particolare, il consumo di cibo. La Dieta Mediterranea, (dal greco diaita, o “stile di vita”), oltre a rappresentare un modello nutrizionale rimasto costante nel tempo e nello spazio, promuove l’interazione sociale, poiché il pasto in comune è alla base dei costumi sociali e delle festività condivise da una data comunità, e ha dato luogo a un notevole corpus di conoscenze. La Dieta si fonda nel rispetto per il territorio e garantisce la conservazione e lo sviluppo delle attività tradizionali e dei mestieri collegati alla pesca e all’agricoltura nei paesi del Mediterraneo come Spagna e Italia, appunto. Parlando di moda non possiamo ignorare cosa rappresenti storicamente la moda italiana nel mondo. Fin dal 1700 l`Italia emerse in queste arti creando nuovi modi di vestire, esaltando in qualche caso lo sfarzo o la funzionalità degli abiti e degli accessori, ed esportarono la moda anche nel nuovo mondo e nelle colonie. Nell’800 specialmente nell’Italia del nord, tra Milano e Torino, nacquero numerosi sarti professionisti e scuole di cucito e vennero inventate alcune macchine che accelerarono il lavoro del cucire e del tessere. Mentre sarti e cucitrici formavano nuove corporazioni, alcune persone geniali e fantasiose, gli stilisti, i veri inventori della moda, fondarono degli atelier che crearono le tendenze del vestire.
In questa arte che realizzava solo modelli unici, tra il 1800 ed il 1900 emerse appunto la moda italiana, alle cui spalle però, per poter trasformare i modelli in una grande quantità di abiti d’uso comune, si era costituito un consistente gruppo di industrie tessili, d’abbigliamento e di accessori, con maestranze specializzate che doveva rielaborare i modelli in abiti per tutti e per ogni occasione. Gli Armani, i Versace, i Trussardi, i Valentino e numerose altre firme prestigiose, eredi delle precedenti esperienze, condizionano oggi la moda di buona parte del mondo civile, creano ricchezza ed impiegano nell’industria derivata migliaia di lavoratori nel nostro paese e in altre nazioni.

Come sono le relazioni commerciali tra Italia e Spagna oggi?

La bilancia commerciale italo-spagnola ha subito una fortissima contrazione del surplus italiano fino a cambiare segno negli ultimi anni. Nel 2012 il saldo negativo per l’Italia si è attestato sui 656 milioni di euro ed i dati provvisori relativi al periodo gennaio/settembre 2013 confermano l’aggravamento di questa tendenza. Infatti, il deficit italiano è passato dai 410 milioni di euro dei primi nove mesi del 2012 agli attuali 1.580 milioni di euro. Il commercio italo/spagnolo si concentra nel macrocomparto delle materie prime, prodotti industriali e beni strumentali che, nel periodo in esame, ha rappresentato il 67,2% delle vendite italiane al mercato spagnolo ed il 61,3% di quelle spagnole verso l’Italia. I beni di consumo sono, per l’Italia, il secondo gruppo dell’interscambio con una quota del 25,4% del totale. Per la Spagna rappresentano il 16,5% delle esportazioni al nostro Paese. L’Italia comunque si colloca al quarto posto nel ranking dei fornitori della Spagna, preceduta da Germania, Francia e Cina. La quota italiana sul totale import spagnolo si è attestata nei primi nove mesi del 2013 al 5,8% (6,2% nello stesso periodo del 2012). La stessa posizione occupa l’Italia nella graduatoria dei clienti dell’export spagnolo, preceduta da Francia, Germania e Portogallo. Il peso dell’Italia sul totale delle esportazioni spagnole è del 7,1%.

Come pensa che saranno, in futuro, queste relazioni commerciali?

Poco prima di arrivare in Spagna ho letto un editoriale del vicedirettore di un noto quotidiano spagnolo che definiva Italia e Spagna come due sorelle ma non gemelle. Il rapporto che esiste tra i nostri due paesi è infatti paradossale. Sono due Paesi che si attraggono e che, a volte, si rifiutano. Tra ambedue i Paesi si verifica una cosa molto peculiare: a mano a mano che spagnoli ed italiani si conoscono, scoprono che i loro modi di essere sono molto più diversi di quello che inizialmente appare. La Spagna oscilla tra l’Atlantico ed il Mediterraneo, l’Italia tra il Mediterraneo e la Mitteleuropa. La Spagna è molto occidentale, in Spagna finisce la terra anticamente conosciuta (Finisterre); l’Italia ha delle porte che conducono ad Oriente: le porte di Venezia e dell’Adriatico. La Spagna ha uno Stato antico di notevole complessità interna che, in certi periodi, si scontra con forze centrifughe, come è il caso ora della Catalogna; l’Italia è lo Stato più giovane dell’Europa occidentale e controlla con cautela il potere regionale che va via via assumendo un peso sempre maggiore. L’Italia è riuscita ad ottenere posizioni strategiche importanti nell’economia spagnola (Endesa, la principale società elettrica, è di proprietà dell’Enel e Mediaset detiene una posizione preponderante nell’ambito della televisione privata) e la Spagna è appena riuscita a rompere il «catenaccio» italiano (casi Abertis/Autostrade e Telefónica/Telecom). La Spagna e l’Italia recentemente hanno scoperto che dall’«unione dei deboli» potevano mutare gli equilibri in ordine ai rapporti di forza all’interno dell’UE. Un ultimo dato: il volume commerciale dell’Italia e della Spagna è di oltre 30.000 miliardi di euro, cifra superiore alla somma del commercio dell’Italia con Brasile, Cina ed India. Due Paesi fratelli, ma non gemelli, appunto. Ecco, secondo me, e nonostante l’attuale congiuntura economica, l’Italia e la Spagna sono stati e continueranno ad essere partner politici, economici e commericali irrinunciabili.

I programmi ICE per questo anno 2014?

Il Piano promozionale ICE 2014 è caratterizzato da una stretta integrazione operativa e finanziaria tra i principali soggetti coinvolti nella promozione dell’internazionalizzazione del sistema produttivo italiano. Perno del processo, la Cabina di Regia per l’internazionalizzazione. Complementarietà con altri Programmi in essere (es. Made in Italy: Follow-up missioni di sistema, Piano Export Sud ecc.). Il Piano è articolato, secondo la formula sperimentata con successo nell’ultimo biennio, su 45 progetti di filiera, facilitando in tal modo l’approccio cross marketing sui mercati internazionali. Una quota del 20% dell’investimento promozionale è dedicata alla realizzazione di interventi nei paesi BRIC, per dare continuità all’azione intrapresa; in crescita la quota destinata ai nuovi mercati emergenti ad elevato potenziale, pari al 21% delle risorse (es. EAU, Qatar, Libia, Indonesia, Messico, Arabia Saudita, Serbia, Thailandia..). Cresce inoltre l’investimento sui mercati africani. Sono previste iniziative in Libia, Sud Africa, Algeria, Marocco, Tunisia, Mozambico, Etiopia, Angola, e Senegal, prioritariamente nei comparti della meccanica. Quanto alla Spagna e all’ufficio che dirigo abbiamo molti programmi, ed in continua evoluzione. La perfetta sinergia con gli altri attori presenti in Spagna, a cominciare dall’Ambasciata, dall’Istituto Italiano di Cultura e dall’Enit (ente preposto alla promozione del turismo) mi permettono di dire l’attività di supporto del Made in Italy messa in campo dal mio ufficio è quella che possiamo definire un costante “work in progress”. E questo rende la sfida ancora più affascinante. Limitatamente al primo trimestre 2014 posso dirle che stiamo organizzando la partecipazione ufficiale italiana alla fiera Alimentaria di Barcellona, l’organizzazione di un seminario sulle macchine per fonderia a Bilbao e la partecipazione di start up innovative italiane alla fiera GSMA-MWC di Barcellona, missioni commericali nelle principali fiere specializzate italiane. Sempre a favore delle start up innovative parteciperemo in forma ufficiale all’ECCM di Siviglia dal 20 al 28 giugno 2014, una palestra scientifica e tecnologica dedicata ai materiali compositi. Quello che verrà dopo è ancora in fase di studio e progettazione; tanto per fare alcuni esempi intendiamo organizzare iniziative a supporto della cucina italiana in occasione del congresso Gastronomika di San Sebastian che vede l’Italia come paese ospite, raccogliere la partecipazione ufficiale italiana delle numerose aziende alla Fruit Attraction di Madrid, organizzare una esposizione workshop, con incontri B2B per il settore dei tessuti tecnici, nel quale l’Italia rappresenta un’eccellenza assoluta a livello mondiale. Abbiamo in programma un supporto in favore dei produttori di gelato artigianale italiano, in occasione della tappa spagnola del Festival del Gelato 2014. Stiamo ipotizzando di poter organizzare un Punto Italia alla prossima edizione della Fiera Iberjoya; la gioielleria italiana tradizionalmente incontra il gusto degli spagnoli, soprattutto per quanto riguarda gli articoli di design moderno, di qualità elevata e con elementi innovativi. Non a caso l’Italia si trova tra i primi posti nella classifica dei fornitori di gioielleria in Spagna. Considerato che il settore dell’editoria italiana sta acquisendo una maggiore rilevanza tra le case editrici spagnole, sempre come Punto Italia di partecipare alla Fiera Liber di Barcellona, la manifestazione più rilevante del settore in Spagna. Organizzazione di eventi in favore del vino italiano da effettuarsi, presumibilemte, in occasione della Festa della Repubblica, e organizzare un corso di cucina italiana presso l’Università delle Scienze Gastronomiche e il Centro per l’Innovazione e la Ricerca Gastronomica, riuniti sotto la sigla del Centro Culinario Basco di San Sebastian. La scelta non è casuale, la città basca è nota al “pubblico gourmet” per una concentrazione di “ristoranti stellati” che non ha eguali, la lunga tradizione conviviale legata alle società gastronomiche, i congressi internazionali. Nel contesto del 60º anniversario del Centro Firenze per la Moda Italiana l’ufficio da me diretto intende inoltre instaurare un rapporto di collaborazione con Pitti per le consuete presentazioni della fiera che gli organizzatori tengono ogni semestre a Madrid e Barcellona. E molto altro ancora.

Un messaggio ai nostri imprenditori che in questo momento soffrono per questa crisi ed a quelli che vogliono intraprendere un’attività aziendale.

Questa è una domanda molto difficile alla quale rispondere. Potrei parafrasare Steve Jobs e dire: “siate affamati ma non siate folli”. Siate affamati perché è nell’etimologia stessa della parola impresa che risiede quella che considero essere una vocazione: essa deriva dal latino “prahendere” vale a dire farsi carico. L’imprenditore è quindi colui che inizia qualcosa, qualcosa di cui si fa carico” un compito impegnativo ma dall’esito incerto. L’Italia e gli italiani hanno tutti i numeri e le qualità per uscire da questa situazione. Credo che li abbiano nel DNA. La creatività, l’inventiva, il lavoro e la fantasia, sono tutti elementi che li caratterizzano e li differenziano dalle altre popolazioni rendendoli, a mio modo di vedere, speciali. Certo ci sono margini di miglioramento e c’è molto lavoro da fare, a cominciare dalle Istituzioni, e credo che l’ICE in questo senso stia realmente facendo la sua parte. L’ICE venne istituito nel 1926 con il regio decreto n. 800 con il nome di INE (Istituto nazionale per le esportazioni) con il compito principale di “promuovere lo sviluppo delle esportazioni dei prodotti del suolo e dell’industria italiana”. Nel 1935 l’Istituto acquisisce competenze specifiche anche nel campo delle importazioni cambiando la denominazione in “Istituto nazionale per gli scambi con l’estero”. Successivamente nel 1945 assume la denominazione (ICE – Istituto nazionale per il commercio estero). Precursore dell’ICE, istituito nel 1926, fu la fiera campionaria galleggiante allestita sulla nave Italia partita il 18 febbraio 1924 da La Spezia con l’intento di promuovere i prodotti italiani nell’America Latina. Nacque così, sotto l’alto patronato del presidente del Consiglio dei ministri, con gli auspici di Gabriele D’Annunzio e presieduto dal senatore Pellerano il Comitato per la crociera commerciale nell’America Latina. A bordo della “Regia Nave Italia” fu allestita la “Mostra campionaria itinerante” per mostrare le eccellenze dell’allora poco conosciuto Made in Italy. Le sale dell’esposizione erano dedicate rispettivamente alla seta, alla lana, agli orafi e affini, ai cotoni, ai filati, alla seta artificiale, ai prodotti chimici, ai profumi, ai medicinali, al libro. Fu realizzato un atrio principale, attorniato da direzione, uffici, bar ed ufficio cambio. Adiacenti a tale zona erano inoltre la sala dei marmi, la sala delle ceramiche e affini, la sala dei ministeri e delle rappresentanze ufficiali, il patronato industrie femminili e piccole industrie operaie, la sala dell’arredamento della casa, delle industrie belliche e affini, dell’industria della carta, la tipografia, la sala degli strumenti musicali, dei vini, dei liquori, dei prodotti alimentari, delle industrie elettriche e meccaniche, delle macchine per l’agricoltura. Vi era inoltre la sala delle automobili, dei cicli e dei motocicli. Gino Coppedè progettò una sala del libro italiano, ispirata ad una stanza di Firenze con vista sui colli fiesolani. Tra i prodotti esposti vi erano le macchine da scrivere Olivetti, i feltri Borsalino, il cioccolato Perugina, le ceramiche di Faenza, i vetri di Murano, le pistole Beretta, gli occhiali Salmoiraghi, le automobili della FIAT, i biscotti della Lazzaroni, il bitter Campari, la seta artificiale della Snia Viscosa, le stoffe di Fortuny, i ferri battutti di Mazzucchelli e di Carlo Rizzarda, i vasi di Gio Ponti e di Venini, le medicine della Carlo Erba. La Lega navale italiana espose il busto di Cristoforo Colombo e due targhe, una delle quali riproduceva una parte del testamento del navigatore, mentre l’altra replicava una lettera di Colombo, inviata alla Repubblica di Genova, contenente la frase «siendo io nascido a Genova …». La nave imbarcò inoltre 500 opere d’arte, scelte da un comitato presieduto da Giulio Aristide Sartorio e comprensivo anche, tra gli altri, di Vincenzo Gemito, Adolfo De Carolis, Antonio Mancini e Francesco Paolo Michetti. Lo stesso Sartorio incluse numerose proprie opere, molte delle quali eseguite al fronte durante la prima guerra mondiale; durante la traversata il pittore dipinse più di 200 paesaggi. Nel 1935 l’Istituto acquisisce competenze specifiche anche nel campo delle importazioni cambiando la denominazione in “Istituto nazionale per gli scambi con l’estero”. Successivamente nel 1945 assume la denominazione “ICE – Istituto nazionale per il commercio estero”. A partire dal 1 gennaio 2013 l’Agenzia ICE opera con circa 60 uffici nel mondo, in stretta collaborazione con la rete diplomatico-consolare e con le Camere di Commercio Italiane all’estero. Presidente e direttore generale attuali dell’Agenzia sono Riccardo Maria Monti e Roberto Luongo.

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